Contratti Derivati – SWAP

I contratti Swap, o più comunemente “contratti strutturati-derivati”, dai nomi esotici e fantasiosi in questi anni hanno generato sempre maggiori utili di bilancio per gli intermediari causando non pochi “grattacapi” a imprese ed enti.

Nel momento in cui si intende sottoscrivere un contratto derivato è fondamentale aver ben chiaro l’obiettivo. E’ ovvio che non dobbiamo certo pensare di far soldi o di ridurre il costo di un indebitamento quanto, piuttosto, di fissare un tasso di interesse che ci consenta di definire con certezza i flussi di cassa generati dal debito.

Passiamo a dare una definizione di Interest Rate Swap:

sono operazioni finanziarie caratterizzate dallo scambio tra due controparti di flussi di interessi facenti riferimento a importi nominali che non vengono trasferiti né all’inizio né alla conclusione della transazione. Il regolamento dei flussi di interesse tra le due controparti avviene inoltre in via differenziale.

Purtroppo questa struttura base è stata soppiantata da strumenti ad elevato contenuto opzionale a discapito della copertura e favore dei bilanci degli intermediari come prima avevamo ricordato.

Come mai molte aziende ed enti hanno sottoscritto e rinegoziato nell’arco di pochi anni numerosi contratti derivati?

Nel 2001 ci trovavamo con i tassi di interesse a breve sui massimi e proprio in quel periodo molte aziende, per coprirsi da ulteriori aumenti dei tassi, hanno sottoscritto contratti legandosi a tassi fissi.

Purtroppo fino al 2003 i tassi sono scesi fino a toccare il 2% ripercuotendosi in modo negativo sui valori di mercato dei contratti sottoscritti. I Clienti spinti dalla rete commerciale degli Istituti di credito rinegoziarono le posizioni, trasferendo nei successivi contratti la perdita, indicizzandole ai tassi a breve con strutture tali che prevedevano la copertura ad un livello di tassi impensabile in quel periodo e comunque le aziende e gli enti avrebbero dovuto versare pesanti flussi.

Negli anni successivi, 2005 e 2006, con l’aumento dei tassi da parte della BCE la curva dei tassi è aumentata a breve e scesa nella parte a lungo. Questo appiattimento della curva ha solleticato l’inventiva delle banche portandole a spingere per ulteriori ristrutturazioni modificando i parametri dei contratti (e in molti casi solo quelli di loro pertinenza), le scadenze e il nominale per poter rendere più digeribili le pesanti perdite nei bilanci dei Clienti.

E’ ormai chiaro che questi prodotti non garantiscono una copertura efficiente, sono speculativi e presentano “Commissioni Implicite” e nella stragrande maggioranza dei casi l’Azienda e l’Ente non sono in grado di valutarli.

E’ necessario, quindi, valutare la necessità del ricorso ai derivati , verificare se lo strumento proposto ha un profilo di rischio compatibile con il rischio che si vuole o si può assumere, se il contratto è stato proposto a condizioni di mercato, se l’Upfront è congruo e l’ammontare delle commissioni.

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